OLIO DI PALMA

OLIO DI PALMA

OLIO DI PALMA: NEMICO PER DAVVERO ?

 

 OLIO DI PALMA: CONOSCIAMOLO.

Con il termine “olio di palma” ci riferiamo solitamente a quello presente negli alimenti industriali che è l’olio di palma raffinato.
In realtà esistono altre due varietà che differiscono in composizione, estrazione e lavorazione:

_olio di palma grezzo: ricavato dai frutti della palma a seguito di un processo di snocciolatura, cottura, pressione e filtrazione. Viene anche chiamato olio di palma rosso per il suo tipico colore, dovuto alla presenza di beta carotene.

_olio di palma raffinato: il comune olio di palma che si trova nella maggior parte dei prodotti da forno e fritti.

 

 

UTILIZZO NELL’INDUSTRIA ALIMENTARE.

Ci sono diversi motivi per cui l’olio di palma, ha visto un’enorme diffusione nell’industria alimentare.
L’utilizzo dell’olio di palma infatti, mira a sostituire nei prodotti confezionati “da forno”,  i tanto accusati  grassi idrogenati.
L’olio di palma contiene una varietà di grassi, vitamine e sostanze nutritive, ma non acidi grassi trans. Esso è pressoché solido a temperatura ambiente e non necessita di idrogenazione.
Di conseguenza l’olio di palma è stato ed è una valida alternativa ai grassi idrogenati: garantisce consistenza, friabilità, croccantezza, gusto dei prodotti e non meno importante, resistenza all’irrancidimento.

 

 

 

OLIO DI PALMA: NOCIVO o NO ?

Salute cardiovascolare: una prima accusa contro l’olio di palma nasce soprattutto, perché si tratta di un prodotto ricco di grassi saturi (45-50%) ma in realtà pochi sanno che, rispetto ad esempio al burro, alla margarina e allo strutto ne ha di meno.
Una vasta letteratura scientifica ha messo in relazione il consumo di acidi grassi saturi con l’aumento dei marcatori di rischio cardiovascolare; d’altra parte, alcuni studi e meta-analisi non hanno trovato un rilevante nesso causale tra acidi grassi saturi e aumento di rischio cardiovascolare.
In ambito scientifico, quindi, ancora non abbiamo una certezza, resta la raccomandazione di mantenere i grassi saturi totali inferiore al 10% delle kcal consumate.

Diabete: uno studio afferma che l’acido palmitico (non presente solo nell’olio di palma) provoca un aumento della proteina p66Shc e un conseguente danno alle cellule pancreatiche.  È stato anche dimostrato che nelle cavie di laboratorio ( ratti) una dieta ricca di acido palmitico, produce effetti dannosi sulle cellule produttrici di insulina. Dobbiamo però anche notare, che la dieta era ricchissima di grassi saturi, resta quindi un forte punto interrogativo sul nesso causale tra olio di palma e diabete.

Ambiente:sull’ambiente la diatriba si fa accesa.
Ricordiamoci quello che dice Michael Pollan, noto saggista statunitense: “non esiste il cibo economico, quello che paghiamo poco o lo paga la nostra salute o lo paga l’ambiente”. Il problema principale di quest’olio, ma attenzione, generalmente di TUTTI gli olii vegetali, è che abbiamo l’esigenza, da parte del mondo industriale, di avere a propria disposizione un olio a basso costo ed utilizzabile, come visto, in numerosi campi di applicazione.
La conseguenza di tutto ciò, è la progressiva deforestazione di ampie zone di foresta, per far spazio a coltivazioni specifiche, con grosso danno all’ecosistema del pianeta.

 

CONCLUSIONI.

Come spesso accade la risposta è: DIPENDE.

L’olio di palma di per sè non fa male in modo assoluto.
L’olio di palma è una, delle TANTE,  fonti di acidi grassi saturi.

Quello su cui vorrei soffermarmi è che, questo prodotto, è contenuto, spesso e volentieri, in tutti quei prodotti raffinati, industriali e pieni di zuccheri semplici ( merendine, snack, ecc) da evitare o quanto meno limitare molto, A PRESCINDERE DALLA PRESENZA O MENO dell’olio di palma.

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