PUBBLICITA’ ED ALIMENTAZIONE.

PUBBLICITA’ ED ALIMENTAZIONE.

PUBBLICITA’ ED ALIMENTAZIONE.

 

PUBBLICITA’: DI CHE SI TRATTA ?

Con il termine pubblicità si intende quella forma di comunicazione di massa usata dalle imprese per creare consenso intorno alla propria immagine, con l’obiettivo di conseguire i propri obiettivi di marketing. La caratteristica principale della comunicazione pubblicitaria è di diffondere messaggi preconfezionati a pagamento attraverso i mass-media. L’obiettivo è che il consenso si trasformi in atteggiamenti o comportamenti positivi da parte del pubblico o consumatore che non consistono solo o semplicemente nell’acquisto del prodotto o servizio.

 

 

COME SIAMO INFLUENZATI ?

Il messaggio pubblicitario ha due funzioni: è un veicolo d’informazione, ovvero trasmette notizie al pubblico ed è anche uno strumento di manipolazione e persuasione attraverso un linguaggio emozionale.
Pensate che le immagini, i suoni, i colori siano casuali all’interno degli spot pubblicitari ? No!
In pubblicità viene data molta importanza alla replica infinita del messaggio che dà luogo al bombardamento pubblicitario, in modo tale che il destinatario si trovi in una situazione di déjà-vu, continuamente bombardato da messaggi brevi, concitati e ripetuti in maniera ossessiva.
Questo fatto lo riscontriamo ogni sera, tornati dal lavoro, quando ci rilassiamo davanti ad un bel film ma lo vedono anche i nostri figli, nipoti, quando sono davanti allo schermo, magari per ore.

Ovviamente replicare il messaggio non basta, esso deve avere determinate caratteristiche.
Il messaggio deve stupire l’osservatore con qualcosa di curioso e accattivante, enfatizzando l’effetto sorpresa e dando l’idea che ciò di cui si sta parlando sia qualcosa di nuovo e soprattutto di diverso rispetto a prima. Il pubblicitario deve elaborare la soluzione più adatta a sintetizzare in un’unica esperienza le numerose situazioni, con le quali il destinatario si confronta nella quotidianità di tutti i giorni: in questo modo l’utente è rassicurato da una situazione in cui si ritrova e si riconosce.

La pubblicità può essere paragonata alla retorica, in quanto riprende i suoi meccanismi e soprattutto i suoi obiettivi: docere, cioè trasmettere informazioni; movere, ovvero suscitare un’emozione e trascinare l’ascoltatore; delectare, cioè tener vivo l’interesse dell’ascoltatore, rendendo piacevole ciò che sta ascoltando. Nulla, nel messaggio pubblicitario, può essere lasciato al caso.

Si tratta essenzialmente di un’arte, molto complessa e raffinata: l’artista, in questo caso il pubblicitario, deve “entrare” nella nostra mente, capire i nostri interessi e fare leva sui nostri punti deboli.

La pubblicità influenza gli adulti, persone “formate” e che hanno un qualche scudo verso gli stimoli esterni….pensate verso i bambini !

Essa è un potente mezzo di persuasione, e come tale, può essere molto positiva ma anche molto  negativa con non pochi danni, come vedremo tra poco.

 

OBESITA’ IN ITALIA

In Italia, il sistema di monitoraggio ‘OKkio alla Salute’ del Centro nazionale di prevenzione e controllo delle malattie (Ccm) del Ministero della Salute (raccolta dati antropometrici e sugli stili di vita, dei bambini delle terza classe primaria 8-9 anni di età ,) ha riportato che il 22,9% dei bambini in questa fascia di età è in sovrappeso e l’11,1% in condizioni di obesità (dati relativi all’anno 2010). [1]

Questa situazione allarmante, deriva da cattive abitudini alimentari ed in parte anche dall’influenza dei social media sulla popolazione: ogni settimana, sulle diverse reti televisive, vengono “proposti” circa 1800 spot pubblicitari nelle fasce orarie e nei programmi dedicati ai bambini; di questi circa il 26% di questi è dedicato ai prodotti alimentari (171.000 ogni anno). Al primo posto si trovano biscotti e merendine.
In uno studio condotto su 70 classi elementari di Milano, il 55% dei bambini tra 8 e 10 anni e il 46% di quelli fra 6 e 7 anni mangia spesso le stesse cose a pranzo e a cena; la pastasciutta è il piatto “tuttofare” seguita dalla carne. Le verdure sono le più detestate.

La soluzione sarebbe un’educazione alimentare che parte sin dalla giovane età e, vista l’enorme diffusione tecnologica, la pubblicità potrebbe essere usata come mezzo positivo ed educativo.

 

 

INIZIAMO SIN DA PICCOLI

La pubblicità di alimenti rivolta ai bambini ed adulti funziona. E non è necessariamente una cattiva notizia: tutto dipende dall’ oggetto promosso. Un po’ come un’automobile, se guidata con prodenza è un mezzo che ci rende la vita molto più facile, se usata senza criterio è un mezzo potenzialmente letale.
Se infatti si spingono i più piccoli a consumare junk food, il risultato non potrà che essere un continuo aumento dei livelli di sovrappeso e obesità infantili, ma se le stesse tecniche di marketing vengono applicate agli alimenti più sani, i consumi si orienteranno di conseguenza.

Vorrei portare all’attenzione due ricerche, la prima resa nota dal settore prevenzione di Cancer Research UK. L’associazione ha voluto verificare le reazioni alla pubblicità di patatine, dolci, e cibo spazzatura di oltre 130 tra bambini e ragazzi di 6 scuole (di età compresa tra i 4 e i 12 anni suddivisi in 25 focus group) abituati a vedere la televisione più o meno regolarmente tra le 7 e le 9 del mattino e, per questo, sono esposti alle pubblicità. Come atteso, i ragazzi hanno parlato di sensazioni di familiarità, piacevolezza, e del desiderio di consumare pizza, hamburger, patatine, dolciumi e altri alimenti visti negli spot, soprattutto quando negli spot ci sono personaggi noti, oppure erano divertenti, molto colorati e accattivanti.

L’altra, quella mostrata dallo studio pubblicato su Pediatrics dai ricercatori dell’Università dell’Ohio di Columbus, che hanno fatto una prova sul campo. Hanno selezionato dieci scuole elementari e suddiviso i bambini in quattro gruppi: uno di controllo, il secondo è stato invitato a seguire dei cartoni animati che spiegavano i benefici della frutta e della verdura, il terzo comprendeva studenti che in mensa trovavano poster e figure accattivanti per aiutare a capire meglio il ruolo dei vegetali freschi come alimenti in grado di dare “superpoteri”. L’ultimo gruppo era composto da piccoli esposti a entrambi le suggestioni, in mensa e i cartoni animati.
La pubblicità fatta bene può favorire abitudini alimentari salutari: i risultati dello studio sono chiari. In sei settimane (dato emerso dopo aver analizzato ben 22.200 schede con le scelte alimentari quotidiane), i bambini che avevano visto i poster in mensa avevano quasi raddoppiato (+90,5%) il consumo di frutta e verdura, mentre per quelli che erano stati sottoposti sia ai filmati sia ai manifesti in mensa l’incremento è stato addirittura del 239,2%, senza distinzione tra maschi e femmine. Il risultato è molto chiaro: la pubblicità viene spesso considerata negativa, ma se viene usata bene, può essere uno strumento di promozione di abitudini alimentari corrette.

 

COME COMPORTARSI ?

Vietare è inutile, la storia ce lo insegna.
Inutile demonizzare i junk food, vietare ogni tipo di cibo ” non salutare”, utopistico pensare che l’industria alimentare possa in qualche maniera fare da buon samaritano per quanto concerne gli spot televisivi.

La chiave è una sola: educazione alimentare.

Educhiamo le persone, magari sin da giovani, a nutrirsi.
Insegniamo a scegliere, a valutare in modo indipendente….. solo così possiamo avere un’adeguata protezione ai continui bombardamenti pubblicitari.

 

[1]http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?id=175&area=Malattie_endocrine_e_metaboliche

 

 

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